Purtroppo per vari motivi, il blog è rimasto tra-color-che-son-sospesi per un pò di tempo. Ma col nuovo anno riprenderò con gli aggiornamenti. Tornate a leggere!
Archivio per Dicembre, 2007
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Dicembre 29, 2007Mercato 2008: prime indiscrezioni
Dicembre 29, 2007Un giornale olandese (traduzione inglese, ovviamente) riportava le parole del procuratore di Huntelaar: “Ultimo anno per me e poi una grande europea!”. Dato che dall’Europa non siamo mai usciti (sentite le telecronace internazionali?) l’indiziata numero 1 è proprio la Juve. Per almeno tre motivi: quello principale è una presunta opzione che la Juve vanta sullo strepitoso centrattacco olandese, opzione che è stato rinnovata con tanto di versamento bancario pari a 1milione di euro, da detrarre dal futuro acquisto, appunto estate 2008 (accordo raggiunto la scorsa estate). Motivo secondo: la Juve il prossimo anno si ritrova in Champions e più forte in campionato. Vale a dire, la rosa deve essere rinforzata, in difesa, a centrocampo e in attacco. Vale a dire servono nomi grossi e al contempo futuribili (nel senso giovani, per il progetto a medio-lungo termine stabilito dal presidente Cobollo-Ma-Non-Mollo e l’a.d. Blanc). Per l’attacco il nome più gettonato è Huntelaar: ha tutte le carte in regola per vestire il bianconero, anzi era lui il predestinato a prendere il posto di un partente-poi-restante Trezeguet (God bless Trezeguet). Motivo tre: il quarto attaccante serve, eccome se serve, visto che ormai Palladinho prenderà il posto di Nedved e Del Piero farà da mentore a Giovinco. Restano dunque Iaquinta e Trezeguet: pochi per reggere l’urto della Champions (mica la si vuole vincere, ci mancherebbe) ed un campionato coi coccoloni (chissà minimo-moratti che si inventerà per penalizzare la Juve).
Ipotesi alternativa: Amauri del Palermo. Anche qui, è un ci-risiamo: la Juve aveva sondato il terreno già con Capello in panchina, figuriamoci adesso che il brasiliano (o finisce come Camoranesi?!) si è ripreso e sta trascinando il Palermo in alto. Il procuratore di Amauri (n.d.r. che è lo stesso di Huntelaar) dice che “a parità di richiesta economica, la spunterebbe Amauri perchè già integrato nel campionato italiano”. Ma ci sarebbe lo scoglio Zamparini: qui finisce che ci rimandano in B! La mia preferenza, chi mi conosce lo sa, è tutta protesa verso JAN KLAAS HUNTELAAR! E dopo questo video, ditemi se non ho ragione…
Banega: colpo di gennaio?
Dicembre 29, 2007Il significato di questo acquisto sarebbe presto spiegato: Nocerino e Zanetti, e dietro di loro il vuoto! Banega, 19enne argentino, andrebbe a riempire un vuoto che Almiron non ha saputo colmare. Proprio Almiron dovrebbe lasciare il posto al talentino argentino, che ho personalmente seguito e apprezzato ai recenti mondiali Under 20. Già a gennaio? Alcuni giornali sudamericani sembrano confermare questa ipotesi: ma, la Juve deve prima vendere. Ed ecco perchè si parla di Almiron: è lui che ha deluso, è lui che in questa Juve sembra non integrarsi. E la Juve cosa potrebbe guadagnarci? Banega è un metronomo (non mi vorrà Didier) a-là Deschamps: testa veloce, piedi buoni, discreto dinamismo. Se la Juve riuscisse a piazzare subito Almiron ad un prezzo ragionevole, io questo acquisto lo farei.
Juventus-Siena /Anteprima
Dicembre 22, 2007E’ l’ultima di campionato, prima della sosta natalizia. Novità importanti giungono dagli ultimi giorni di allenamento: C.Zanetti è infatti fermo ai box per influenza, Chiellini ha lavorato in palestra ed è in dubbio, Iaquinta dovrebbe aver recuperato in pieno. Per domani pomeriggio si prospetta allora un Tiago dal primo minuto a fianco di Nocerino, con Salihamidzic a destra e Nedved a sinistra. Sempre che Ranieri non decida di chiudere col botto e proporre il tridente Del Piero – Trezeguet – Iaquinta, e qui il posto se lo gioca Tiago. Se Chiellini non dovesse recuperare, c’è Criscito. Già stasera la Juve saprà il modo di chiudere i primi tre mesi del ritorno in A: positivo (terzo, alle spalle dei merdazzurri e giallorossi) oppure da autentici mattatori del campionato, cioè secondi alle spalle (per contratto, ribadiamo) degli intertristi. In ogni caso sarà un girone d’andata (ufficioso) da incorniciare, e lo si capisce dai titoli sui giornali: prima rispettosi, quasi irridenti per ogni vittoria e prestazione, adesso un pò impauriti, consci del fatto che questa è la Juve, che forse Calciopoli ha soltanto affrettato un processo di ringiovanimento della rosa, anzicchè una totale distruzione della squadra. E si faccia pure attenzione ad una giornata che potrebbe riservare non poche sorprese: la Roma (uscita con le ossa rotte dal match di Coppa Italia) ospita una Sampdoria in crescita, il derby della “Madonina” potrebbe far vivere un Natale di inferno a una delle milanesi. La mia impressione è che inter e Milan non si vogliano fare del male. Il pronostico è a favore chiaramente degli intertristi (vuoi per contratto con Seria A Tim): di fronte a questo Milan, tutti possono ambire ai tre punti (viste anche le difficoltà incontrate nella coppa del mondo per club, contro i giapponesi e contro un mediocre Boca). La Roma, d’altro canto è quella che rischia più di tutte: immaginatevi Rossella Sensi costretta a rispondere “Ma se l’aspettava la Juve davanti alla Roma a Natale?”. E intanto un regalo la lega l’ha già fatto ai giallorossi: un Cassano in formissima salterà il match, per un giallo inspiegabile (e proprio per questo va capita la rabbia e le lacrime di Cassano di domenica scorsa!).Sì, sarà un bel Natale… il più grande!
Juventus-Atalanta 1-0
Dicembre 10, 2007Che partita strana. Nei primi venti minuti i bianconeri hanno ben 5 palloni-gol, tutti sprecati in maniera superficiale. La rabbia della Juve, dopo la strigliata di Ranieri giovedì sera, è tutta sulla corsa, sul dinamismo, rabbia che la Juve pagherà nel secondo tempo, perchè i polmoni sono soltanto due per giocatore. Il risultato (avevo paura a pubblicarlo prima del match, per scaramanzia) ma era per me scontato: uno a zero sofferto, col gol nel finale (a proposito, sono ora 15 i gol nell’ultimo quarto d’ora: quindici coincidenze in altrettanto giornate? Ma dai…) di un uomo che al momento è stato colui-che-non-il-solito. Quella furia ceca che in finale di carriera dedica le ultime corse alla maglia bianconera, che regala i tre più pesanti dell’intero torneo, finora giocato. Che al minuto 88 scaglia con forza e classe a gonfiare la rete, proprio dalla parte dei tifosi che mai hanno calato la sua bandiera, che mai lo hanno criticato anzi sempre incitato, se possibile più di prima. Il match. Juve che parte convinta, le gambe girano, Molinaro sulla sinistra è imprendibile e macina chilometri su chilometri. Prevalentemente la fascia più incisiva è sin da subito la sinistra con Nedved e appunto Molinaro, mai così in palla. Iaquinta è il solito lottatore, Trezeguet sciupa molto e questo fa presagire una giornata difficilissima per gli avanti bianconeri. L’Atalanta è molto ordinata: chiude molto bene gli spazi e riparte in velocità. Riesce bene a sfruttare la tecnica di Doni e Floccari, la spinta delle due fasce, come da consuetudine del proprio allenatore. Quel Gigi Del Neri che contro la Juve non ha mai vinto, e il tabù non è sfatato nemmeno quest’oggi. Nei primi 25 minuti la Juve ha già creato 5 nette palle-gol: due le sciupa stranamente Trezeguet (mandando alto di testa, e girando oltre il primo palo di destro). Nocerino tenta da fuori area, a volo ma la palla lambisce il palo. Nedved è incisivo su punizione, ma il portiere bergamasco si rifugia in angolo. Una volta soltanto impegnato Buffon: sponda di Doni sul finale, Floccari mette giù e dal limite lascia partire un gran destro a giro, Buffon è pronto. In ombra Palladino, evanescente Iaquinta. Al 42′ Marchionni e Del Piero lasciano la panchina e rientrano negli spogliatoi: è il preludio di due cambi imminenti.
La ripresa. Non ci sono più Palladino e Iaquinta come previsto. Il capitano affianca Trezeguet in attacco, mentre il talento già del Parma prova a sfondare sulla destra, cosa che Aladino non è riuscito a fare nel primo tempo. La Juve è meno intraprendente e meno precisa davanti, ma Del Piero riesce meglio a far girare palla. E’ in forma il capitano bianconero e si vede nei dribbling, nelle idee e in certe invenzioni (un tacco che fa spellare le mani in tribuna, un paio di recuperi palla che farebbero invidia a Nocerino). L’Atalanta, man mano che passa il tempo, si fa più pericolosa. Floccari salta un paio di volte Legrottaglie ma la difesa chiude bene. Molinaro sulla sinistra è un treno: non lo prendono mai, si propone con regolarità, mette dentro un numero imprecisato di cross. Unica pecca: la qualità dei cross, ma ha solo 23 anni, poca esperienza ma tanta personalità. Nocerino in mezzo al campo è un leone, Zebina impreciso. Chiellini non sbaglia nulla: chiude tutto e tutti, non perde mai un pallone e fa ripartire l’azione con ordine. L’uomo in più dei bianconeri è però Nedved. Corre, si propone, svaria al centro, prova il tiro più volte. Sembra tornato ai vecchi tempi. Del Piero ci prova due volte su punizione, da distanza ragguardevole: non è la sua zolla, ma i risultati per poco non lo premiano. E’ in palla: serve un grandioso assist a Trezeguet che sciupa. Quando tutto sembra far pensare ad uno zero a zero finale, al minuto 86 ecco un’azione strana. Parte da dietro, con un rilancio, Carrozzieri anticipa male Del Piero, sul pallone vagante si avventa Nedved che ai 25 metri lascia partire una sassata sul palo più lontano. E’ un urlo liberatorio: del ceco per aver trovato il primo gol stagionale in campionato, della curva che aspettava la Furia da troppo tempo. Proteste incredibili dell’Atalanta per un presunto fallo di Del Piero su Carrozzieri (col gomito Del Piero avrebbe cappottato 1,90 metri per 90 Kg) circa 10 secondi prima del gol di Nedved. Poca roba, troppo veniale per appellarsi a non si sa più a quale giustizia terrena. La Juve vola, mette in banca altri tre punti, forse i più pesanti perchè ottenuti con sudore, con fatica, dopo il fattaccio empolese, contro una formazione in una forma strepitosa. Valgono pure due punti rosicchiati ai veri rivali stagionali, ossia i giallorossi che inciampano a Livorno, contro un Diegone Tristan che non segnava da più di due anni (appena due minuti dopo il discusso vantaggio, questo sì, della Roma). Ranieri non sembra ancora soddisfatto. La chiave. Purtroppo la storia racconta di personaggi che da soli riescono a scardinare difficoltà, che da soli decidono il momento e la modalità di sbarazzarsi degli avversari e vincere, quasi da soli, con quella facilità disarmante, con quella scioltezza unica. Un tiro violento, col giro giusto, sul secondo palo, preciso, senza possibilità di appello per l’estremo portiere. Ti accorgi del gol non quando la palla gonfia la rete, ma quando Nedved prepara i tre passi verso il calcio al pallone: schiena dritta, slancio della gamba corto, come suo stile. T’accorgi del gol quando Nedved va a prendere di forza un pallone destinato al più lungo dei rinvii, in chiusura di partita, a testimoniare un pareggio che l’Atalanta gusta come vittoria. La chiave è questa, in quell’urlo e in quell’abbraccio fra Nedved e Nocerino, praticamente l’anima della Juve di domenica, forse pure un segno dei tempi che stanno cambiando, che per forza devono cambiare. Un passaggio di testimone? Forse. Di sicuro la chiave di Juve-Atalanta è proprio in questa foto: Nedved e Nocerino, duri in viso, con l’urlo in gola, sussurrato e gridato verso chi non ha mai smesso di amare quella maglia, quei giganti col numero 1, 8, 10, 11, 17. Ma non solo loro.I migliori. Per il gol ma soprattutto per la prestazione, è certamente Nedved. Corre, rincorre, dribbla, tira e crossa. Praticamente il vecchio Nedved. E sì che vecchio lo è per davvero. E sì che forse quel pensiero di lasciare lo ha più che sfiorato, accarezzato, quasi convinto. Ma ieri Pavel ha dimostrato grandi doti: calmo come non mai, quasi irriconoscibile. Forse ferito, forse stanco, forse ha solo cambiato modo di lottare. Sulla sinistra lascia molto spazio a Molinaro, lui si accentra. Molto, addirittura a sprazzi si propone sulla destra. Un cane sciolto. Risolve l’uomo che più di tutti sapeva risolvere il fattaccio di Empoli: sapeva come si poteva e doveva risolvere, ripartire. Il gol è un gioiellino: tiro a giro di destro, potente. Un tiro alla Nedved. Un gol di Nedved. Molinaro sulla sinistra sembra aver raccolto definitivamente il testimone di un certo Zambrotta. La fatica non lo sfiora, corre su e giù ora senza palla, ora con la palla. E’ molto migliorato in fase di dribbling, deve ancora calibrare il sinistro al cross (impreciso, a volte troppo: potrebbe essere micidiale considerando la presenza di Iaquinta e Trezeguet in area). Nocerino: ha dato lo sfratto, senza preavviso, ad Almiron e Tiago, è in certi tratti della partita più prezioso di Zanetti. E’ uomo ovunque, copre Palladino, poi Marchionni, addirittura riesce pure a tappare le falle di Zebina. Spinge in avanti, recupera palloni, aggredisce chiunque si presenti nella metà campo bianconera. Definirlo un cagnaccio è riduttivo: Nocerino sembra avere tanta qualità. Riesce a saltare l’uomo e impostare l’azione con ordine. Chi lo considera l’erede di Gattuso ha voglia di sminuirlo: ha molta più qualità. Quando riuscirà a sbloccarsi in zona gol … bè ci sarà da divertirsi. Le mosse di Ranieri. Semmai ce ne fosse bisogno: ha ancora ragione lui. Palladino e Iaquinta subito in campo: scelta morale giustissima. Palla è il talento più limpido che ha in rosa la Juve. Destinato a raccogliere l’eredità di Del Piero, è bene non bruciarlo e difenderlo e salvaguardarlo il più possibile. Non si è salvato dal cazziatone di Empoli, anzi proprio da lui ci si aspettava una prestazione al di sopra della media. Magari anche in zona gol, laddove in campionato ha centrato l’unica occasione in cui ha giocato davanti, da prima punta. La panchina dal primo minuto si sarebbe tradotta in bocciatura, e poi mancando Camoranesi, Aladino è la prima alternativa. Proprio il match di Empoli sembra avergli pesato enormemente. C’è tempo di recuperare però. Del Piero subito ad inizio ripresa. E’ un segnale forte: pareggiamo, abbiamo difficoltà là davanti, Iaquinta è in giornata no, pensaci tu! Pensiero che Ranieri sembra aver condiviso con 16 milioni di tifosi sparsi in tutto lo stivale. Di più: è una fiducia illimitata riposta nel capitano. La prestazione è ottima, lo spirito ritrovato, le gambe sembrano rullare bene. Sarà complicato adesso farlo ripartire dalla panchina… come se questo fosse un dispiacere! Altra mossa importante: Zebina riproposto a destra. Ammettiamolo: sarà capoccione ma c’è bisogno della sua testa calda in campo. Il fisico è stupendo, le sgroppate ancora efficaci, le sbavature poco frequenti. Grygera può rifiatare con calma. Ultima mossa: Tiago al posto di Nedved. Notiamo come la partita non sia ancora finita: circa 5 minuti, quelli più caldi. Tocca appena tre palloni: uno lo nasconde e due li alleggerisce dove c’è meno confusione. Forse, assente Nedved è proprio quella la posizione: defilata, con le spalle coperte da Zanetti e Nocerino, con Molinaro che ricopre tre ruoli. Pian pianino sta crescendo, pian pianino ma sta crescendo. A proposito: qualcuno ha ironizzato sui 29 punti della Juve. Calcolo veloce e spassionato: siamo neopromossi, squadra nuova e inedita, al San Paolo ci hanno bastonato, ci hanno negato la vittoria a Parma, qualche discussione contro la Fiorentina, abbiamo lottato alla pari con Inter e Roma, abbiamo dominato a San Siro con il Milan. Scusate, ma l’ironia dov’è?
Juventus-Atalanta 1-0 / Riflessioni sul gruppo
Dicembre 9, 2007Succede quello che deve succedere. Dopo un Empoli-Juve da dimenticare in fretta, una partita strana, scorbutica a tratti, dominata a sprazzi, fin troppo sofferta. Ma è questa la reazione di una Juve che mostra qualche scricchiolio. Iniziamo con quello più pericoloso, un’ipotesi, forse quasi una certezza. Nella Juve esiste un gruppo forte, unito negli intenti e negli atteggiamenti, ed esistono degli outsider che per vari motivi sembrano ai margini di questo gruppo. Almiron è estraneo al mondo Juve: il peggior difetto dell’argentino è senza ombra di dubbio la personalità. Inutile nasconderlo: chi veste quella maglia porta addosso appena 300 grammi di fibra sintetica, ma di fatto la casacca pesa 2 chilogrammi, e forse più. Sergio Bernardo Almiron deve dimostrare di avere i giusti attributi per dare una mano ai compagni, altrimenti è semplicemente un acquisto scadente: tecnicamente (ed è questo che fa rabbia) il giocatore non si discute, ma come troppo spesso succede, l’argentino è e rimane un giocatore da provincia, e alla Juve non c’è posto. Ci sta pure che dopo la sosta, quando cioè di Almiron e Tiago ci sarà bisogno per far rifiatare quei mostri di Zanetti e Nocerino, lo stesso argentino già dell’Empoli torni proprio ai livelli dello scorso campionato. Ci sta, ci può stare, io per primo ci spero (non vedo l’ora di esultare per una sua botta da fuori!). Ma Empoli e la Coppa Italia hanno dimostrato il contrario: vuoto nella testa, poco reattivo, troppo sfiduciato, addirittura nervoso oltre i limiti (nonostante il rosso Farina se lo sia inventato, ma questa per la Juve non è più novità). Per quanto riguarda Tiago, semplicemente c’è ancora da aspettare. Non troppo, non ancora per molto. Fino a Natale avrà (credo e spero) molte opportunità e lì dovrà giocare a mille: far ragionare la squadra, mettere al servizio del centrocampo i suoi piedi calibrati e sereni, lanciare Iaquinta e Trezeguet, magari azzeccare qualche tiro da fuori. Zidane iniziò ad essere Zidane da fine dicembre, al suo primo anno di Juve e Italia. Siamo a metà, credo manchi poco. Errore grande sarebbe darlo via a gennaio: è una scommessa da vincere, alla luce di quello che potrà dare proprio da gennaio in poi. Altro ricordo: Nedved giocò da Nedved praticamente le ultime 12 partite (mettendo a segno tre goal, di cui uno da scudetto, quello al Piacenza, uno a zero per la Juve con gol del ceco!). Andrade vince il premio sfortuna: non si può giudicare il portoghese per quelle pochissime partite che ha giocato. Non ha avuto il tempo di dimostrare se in questa Juve può ambire ad un posto da titolare o anche lui è un acquisto poco azzeccato. Il danno è che, nel momento in cui si riprenderà Andrade, sarà difficile permettergli di calcare con calma i campi: ci sarà da lottare, da combattere e ci sarà bisogno dei più integri. Speriamo in un cammino liscio, proprio per reinserire Andrade. E veniamo al capitolo Criscito: resta il giovane più interessante, più forte in prospettiva. Non riesco a capire tutti i dubbi che circolano intorno a Mimmo. Alzi la mano chi credeva davvero che Criscito, anni 20, struttura fisica in crescita, esperienza zero, presenza in Serie A zero, presenze in prima squadra una ventina (l’anno scorso in B col Genoa), avrebbe comandato la difesa della Juve dalla prima alla trentottesima giornata. Era chiaro che Mimmo avrebbe giocato a singhiozzi, ed è chiaro che Mimmo più che giocare in campo gli serva giocare durante la settimana, a fianco i persone come Chiellini e Legrottaglie e Andrade e Grygera, ai comandi e suggerimenti di Ranieri, al cospetto di Del Piero, Trezeguet, Buffon, Camoranesi e Nedved. E’ proprio durante la settimana che Criscito dovrà crescere di più, è quella la sua palestra più importante, il campo verrà, e sta in effetti vendendo. C’era da rischiarlo, non si sa mai: se avesse sfondato subito c’era da consegnarli il Golden Boy (a proposito, ha vinto Aguero come pronosticato dal sottoscritto, dietro Messi e Fabregas, proprio come previsto dal sottoscritto, e sempre a proposito di Aguero “la Juve mi sta vedendo? Non sarebbe male approdare a Torino”, che il cielo ci doni questo meraviglioso regalo). Ha già giocato un bel pò di partite, Ranieri lo ha difeso in più occasioni, lo ha sempre protetto e sempre rilanciato. E’ una pedina importante: bisogna fargli sentire fiducia e crescerlo di giorno in giorno. Indubbio chi nei prossimi anni giocherà lì dietro insieme a quell’immenso Chiellini. Oltre i nomi fatti, c’è la vera Juve: di lotta e di corsa con Nocerino su tutti, di esperienza e di geometria con Del Piero e Zanetti, di furia e agonismo con Chiellini e Nedved, con estro e fantasia con Camoranesi e Palladino, di miracoli tecnici e umani con Buffon, di astuzia cinica con Trezeguet. e Dietro questi nomi i vari uomini di sacrificio: Iaquinta è l’uomo in più di quest’anno, ad esempio. Con tanta qualità a supporto e numeri pesanti (i gol fatti e le prestazioni oltre le fantasie dei più accesi tifosi). Salihamidzic, Grygera, Molinaro (che partita oggi), Legrottaglie, Marchionni, Zebina. E’ chiaro e normale fare di questi nomi due blocchi: i big, i vecchi, i più esperti. Chiamateli come volete: sono quelli che fanno la differenza, per fortuna per i bianconeri FANNO ANCORA la differenza. Senza questi non è più Juve, senza questi non è più squadra. E non è un limite, ma una semplice, spietata logica del calcio e della vita in generale. Serve qualità, quel genio e quella grandezza di talento che solo pochi hanno, appunto quelli citati. Il contorno è un insieme di scommesse, di ritorni (Legrottaglie insegna), di acquisti dovuti e forzati, di promozioni necessarie (Birindelli, ad esempio). Ranieri sta cercando di far quadrare tutto e tutti: per la maggiore c’è già riuscito e i risultati sono dalla sua parte e non parlo della classifica. C’è un gioco non fluido ma c’è, ruoli precisi che se rispettati sono quelli corretti. Movimento della squadra all’unisono. Difesa finalmente registrata e depositata.Per il resto, serve ancora tempo, ancora un pò di tempo.