Juventus-Atalanta 1-0 / Riflessioni sul gruppo

Dicembre 9, 2007

Succede quello che deve succedere. Dopo un Empoli-Juve da dimenticare in fretta, una partita strana, scorbutica a tratti, dominata a sprazzi, fin troppo sofferta. Ma è questa la reazione di una Juve che mostra qualche scricchiolio. Iniziamo con quello più pericoloso, un’ipotesi, forse quasi una certezza. Nella Juve esiste un gruppo forte, unito negli intenti e negli atteggiamenti, ed esistono degli outsider che per vari motivi sembrano ai margini di questo gruppo. Almiron è estraneo al mondo Juve: il peggior difetto dell’argentino è senza ombra di dubbio la personalità. Inutile nasconderlo: chi veste quella maglia porta addosso appena 300 grammi di fibra sintetica, ma di fatto la casacca pesa 2 chilogrammi, e forse più. Sergio Bernardo Almiron deve dimostrare di avere i giusti attributi per dare una mano ai compagni, altrimenti è semplicemente un acquisto scadente: tecnicamente (ed è questo che fa rabbia) il giocatore non si discute, ma come troppo spesso succede, l’argentino è e rimane un giocatore da provincia, e alla Juve non c’è posto. Ci sta pure che dopo la sosta, quando cioè di Almiron e Tiago ci sarà bisogno per far rifiatare quei mostri di Zanetti e Nocerino, lo stesso argentino già dell’Empoli torni proprio ai livelli dello scorso campionato. Ci sta, ci può stare, io per primo ci spero (non vedo l’ora di esultare per una sua botta da fuori!). Ma Empoli e la Coppa Italia hanno dimostrato il contrario: vuoto nella testa, poco reattivo, troppo sfiduciato, addirittura nervoso oltre i limiti (nonostante il rosso Farina se lo sia inventato, ma questa per la Juve non è più novità). Per quanto riguarda Tiago, semplicemente c’è ancora da aspettare. Non troppo, non ancora per molto. Fino a Natale avrà (credo e spero) molte opportunità e lì dovrà giocare a mille: far ragionare la squadra, mettere al servizio del centrocampo i suoi piedi calibrati e sereni, lanciare Iaquinta e Trezeguet, magari azzeccare qualche tiro da fuori. Zidane iniziò ad essere Zidane da fine dicembre, al suo primo anno di Juve e Italia. Siamo a metà, credo manchi poco. Errore grande sarebbe darlo via a gennaio: è una scommessa da vincere, alla luce di quello che potrà dare proprio da gennaio in poi. Altro ricordo: Nedved giocò da Nedved praticamente le ultime 12 partite (mettendo a segno tre goal, di cui uno da scudetto, quello al Piacenza, uno a zero per la Juve con gol del ceco!). Andrade vince il premio sfortuna: non si può giudicare il portoghese per quelle pochissime partite che ha giocato. Non ha avuto il tempo di dimostrare se in questa Juve può ambire ad un posto da titolare o anche lui è un acquisto poco azzeccato. Il danno è che, nel momento in cui si riprenderà Andrade, sarà difficile permettergli di calcare con calma i campi: ci sarà da lottare, da combattere e ci sarà bisogno dei più integri. Speriamo in un cammino liscio, proprio per reinserire Andrade. E veniamo al capitolo Criscito: resta il giovane più interessante, più forte in prospettiva. Non riesco a capire tutti i dubbi che circolano intorno a Mimmo. Alzi la mano chi credeva davvero che Criscito, anni 20, struttura fisica in crescita, esperienza zero, presenza in Serie A zero, presenze in prima squadra una ventina (l’anno scorso in B col Genoa), avrebbe comandato la difesa della Juve dalla prima alla trentottesima giornata. Era chiaro che Mimmo avrebbe giocato a singhiozzi, ed è chiaro che Mimmo più che giocare in campo gli serva giocare durante la settimana, a fianco i persone come Chiellini e Legrottaglie e Andrade e Grygera, ai comandi e suggerimenti di Ranieri, al cospetto di Del Piero, Trezeguet, Buffon, Camoranesi e Nedved. E’ proprio durante la settimana che Criscito dovrà crescere di più, è quella la sua palestra più importante, il campo verrà, e sta in effetti vendendo. C’era da rischiarlo, non si sa mai: se avesse sfondato subito c’era da consegnarli il Golden Boy (a proposito, ha vinto Aguero come pronosticato dal sottoscritto, dietro Messi e Fabregas, proprio come previsto dal sottoscritto, e sempre a proposito di Aguero “la Juve mi sta vedendo? Non sarebbe male approdare a Torino”, che il cielo ci doni questo meraviglioso regalo). Ha già giocato un bel pò di partite, Ranieri lo ha difeso in più occasioni, lo ha sempre protetto e sempre rilanciato. E’ una pedina importante: bisogna fargli sentire fiducia e crescerlo di giorno in giorno. Indubbio chi nei prossimi anni giocherà lì dietro insieme a quell’immenso Chiellini. Oltre i nomi fatti, c’è la vera Juve: di lotta e di corsa con Nocerino su tutti, di esperienza e di geometria con Del Piero e Zanetti, di furia e agonismo con Chiellini e Nedved, con estro e fantasia con Camoranesi e Palladino, di miracoli tecnici e umani con Buffon, di astuzia cinica con Trezeguet. e Dietro questi nomi i vari uomini di sacrificio: Iaquinta è l’uomo in più di quest’anno, ad esempio. Con tanta qualità a supporto e numeri pesanti (i gol fatti e le prestazioni oltre le fantasie dei più accesi tifosi). Salihamidzic, Grygera, Molinaro (che partita oggi), Legrottaglie, Marchionni, Zebina. E’ chiaro e normale fare di questi nomi due blocchi: i big, i vecchi, i più esperti. Chiamateli come volete: sono quelli che fanno la differenza, per fortuna per i bianconeri FANNO ANCORA la differenza. Senza questi non è più Juve, senza questi non è più squadra. E non è un limite, ma una semplice, spietata logica del calcio e della vita in generale. Serve qualità, quel genio e quella grandezza di talento che solo pochi hanno, appunto quelli citati. Il contorno è un insieme di scommesse, di ritorni (Legrottaglie insegna), di acquisti dovuti e forzati, di promozioni necessarie (Birindelli, ad esempio). Ranieri sta cercando di far quadrare tutto e tutti: per la maggiore c’è già riuscito e i risultati sono dalla sua parte e non parlo della classifica. C’è un gioco non fluido ma c’è, ruoli precisi che se rispettati sono quelli corretti. Movimento della squadra all’unisono. Difesa finalmente registrata e depositata.Per il resto, serve ancora tempo, ancora un pò di tempo. 

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